Questo il titolo di un interessante libro di Anna Giunta e Salvatore Rossi edito da Editori Laterza nel 2017, che mette al centro la capacità produttiva dell’Italia come leva irrinunciabile di sviluppo e perno di una strategia di rilancio del Paese. La tesi del libro conferma la grande vocazione imprenditoriale e manifatturiera degli italiani e di conseguenza il ruolo cui il nostro Paese può ambire, se riesce a rompere la caricatura ormai stanca della nazione della Dolce Vita con la quale ci auto-releghiamo al ruolo di comprimari. Il caso della Svizzera in quanto quarto mercato di destinazione delle nostre esportazioni ed affamato di innovazione conferma il nostro grande potenziale sui mercati internazionali.
Fuori dai luoghi comuni e dall’autocommiserazione
Un azzeccatissimo video dell’ICE che risale al 2015 (“Italy: extraordinary common place”: https://www.youtube.com/watch?v=X60igLFx02k) metteva in risalto quanto sconosciute fossero le eccellenze produttive italiane in gran parte concentrate nei settori ad alta e media tecnologia e quanto fallaci fossero i diffusi pregiudizi sul nostro conto di cui spesso sembriamo invece autocompiacerci. Ignari della ricchezza che il Paese, nonostante gli enormi freni strutturali allo sviluppo nostrani (stretta creditizia, fisco ostile, amministrazione pubblica inefficiente, procedure burocratiche farraginose, infrastrutture vecchie, assenza di una politica industriale che ridefinisca gli obiettivi strategici), nei decenni abbiamo prodotto politiche economiche assistenziali e costose destinate ad accrescere ulteriormente il carico fiscale su chi produce reddito e lavoro e a disincentivare chi ne trae beneficio alla formazione e all’autoimprenditorialità.
Prendendo spunto dal caso greco nel contesto della crisi del debito partita proprio da Atene nel 2011, gli autori comparano la Grecia all’Italia, mettendo in risalto come quest’ultima, a differenza della prima, non possa che beneficiare dal varo di politiche economiche nazionali che prendano atto del mutato contesto competitivo indotto dall’Euro e puntino a rafforzare gli asset produttivi del Paese. La differenza infatti tra Grecia e Italia sta nel fatto che l’Italia ha un apparato produttivo di tutto rispetto (il secondo in Europa), mentre la Grecia è priva di una vera e propria manifattura nazionale.
Al di là quindi delle variabili macroeconomiche, ciò che veramente conta in un Paese è cioè che quel Paese sa fare: le cose e le innovazioni che produce.
Se gli italiani sapessero cosa sanno fare insomma, concentrerebbero le risorse sulla messa in sicurezza del motore del Paese e non le disperderebbero in mille rivoli assistenziali che questo motore ingolfano. Questo è lo spartiacque di fondo tra assistenzialismo senza lavoro (e futuro) e politiche di sviluppo che intendono recuperare il gap di povertà, disoccupazione e crescita che ci separa dagli altri partner europei attraverso la creazione di lavoro vero ed utile alle imprese.
Svizzera: bacino strategico di destinazione dell’export
Il caso della Svizzera come quarto mercato di destinazione delle nostre esportazioni e terreno di affermazione delle nostre imprese dei vari comparti dell’elettromeccanica, dall’aerospazio alla subfornitura e dell’innovazione tecnologica, offre qualche spunto in questo senso. La Svizzera è una media potenza industriale che in alcuni settori (farmaceutica) raggiunge un volume di produzione superiore a quello dell’Italia e della Germania e in altri (come nell’elettromeccanica) rappresenta un bacino di destinazione strategico per le nostre esportazioni. La ripresa economica svizzera prevista nel 2021 (+ 3,2%) sarà trainata dai consumi (+4,1%) ed in secondo luogo dagli investimenti in macchinari ed attrezzature (+ 3,3%).
Dopo mesi di sofferenza, si prevede che sia proprio il comparto industriale ad intercettare la ripresa mondiale ed a trascinare l’economia fuori dalla stagnazione. Automazione, motori, automotive, idraulica, compressori, strumenti di precisione sono solo alcuni dei settori di punta dell’industria elvetica che diventano partner industriali della manifattura Made in Italy e settori di applicazione per la filiera della nostra subfornitura e componentistica. L’importanza del legame con l’Italia è tutto nei dati sull’export italiano in Svizzera nell’anno della pandemia 2020 in cui fino ad ottobre del 2020 nei settori metallurgia di base e prodotti in metallo l’incremento delle nostre esportazioni sullo stesso periodo dell’anno precedente è stato addirittura del 36,6%, raggiungendo quota 5.1 Miliardi.
Start-up e innovazione, non solo “Dolce Vita”
L’interscambio italo-svizzero è caratterizzato quindi da beni a media e ad alta tecnologia. La Svizzera è un attrattore naturale di tecnologia e innovazione, sia perché le condizioni per realizzare attività imprenditoriali innovative e fare Ricerca e Sviluppo sino ottimali sia perché il suo mercato dei capitali di rischio è estremamente dinamico. Il mercato del venture capital in Svizzera è molto consistente: gli investimenti svizzeri in start-up innovative nel 2019 superavano infatti la cifra record di 2 miliardi di Euro, valore quasi quattro volte superiore ai 597 milioni di Euro investiti in Italia che demograficamente vale 6 volte la Svizzera.
Il tasso d’incremento registrato in Svizzera inoltre tra il 2018 ed il 2019 (+ 82,9%) è enormemente superiore a quello italiano (+ 14,5%). Il valore degli investimenti svizzeri nel comparto nei primi nove mesi del 2020 è rimasto sostanzialmente invariato rispetto a quello del 2019 ed è stato anche superiore come numero di round d’investimento. A rafforzamento dei flussi di investimento che vengono dal canale del Venture Capital, è in Svizzera molto attivo il canale della open-innovation in cui le stesse aziende favoriscono l’apertura di spin-off aziendali per sviluppare tecnologie innovative su commissione e sulla base di esigenze reali che si manifestano nel processo produttivo o gestionale dell’azienda. Un approccio pragmatico e orientato alla soluzione dei problemi molto caratteristico della mentalità elvetica.
E parliamo solo di un piccolo Paese, disteso sulle Alpi alle porte di casa nostra, una frazione del mercato mondiale che potremmo aggredire con maggiore convinzione, grazie a quello che sappiamo fare.
Conosci te stesso
Prendere coscienza di questo grande potenziale, sapere cosa l’Italia sa fare, cambiare l’immagine distorta che abbiamo di noi stessi di paese alla deriva, debole ed alla mercé delle grandi nazioni europee e prendere coscienza della nostra forza, è quindi il necessario presupposto per il varo di politiche economiche funzionali alla piena espressione di questa vivacità produttiva.

