In economia l’aumento delle produzioni ad alta intensità tecnologica può diminuire il fabbisogno di manodopera e aumentare la produttività. Il risultato può essere il fenomeno della “jobless growth” (la crescita senza nuova occupazione).
Contestualmente all’introduzione di nuove tecnologie nel ciclo produttivo possono rendersi necessarie altre professionalità che però il sistema scolastico non produce in quantità sufficienti. Il risultato è che molte imprese non riescono ad approfittare degli incrementi di produttività consentiti dall’introduzione delle innovazioni tecnologiche, mentre altre, per farne uso, mettono fuori dal mercato delle professionalità, ormai anche troppo anziane per riqualificarsi con le nuove nozioni richieste dal progresso tecnologico.
Perdita di benessere e alienazione sociale quindi per molti cittadini possono essere il risultato di una gestione dell’economia che insegua solo l’aumento della produttività attraverso l’aumento dell’intensità tecnologica.
Sono fenomeni ampiamente sperimentati dalle economie occidentali negli ultimi 30 anni: messe in competizione selvaggia con economie arretrate a basso costo della manodopera, senza preoccuparsi di garantire standard equi di concorrenza economica tra Paesi a diverso tasso di sviluppo, queste hanno perso produzioni a causa della delocalizzazione e milioni di posti di lavoro, non più recuperabili neanche attraverso la formazione.
Il fenomeno dell’innovazione quindi se non gestito può esser deleterio e molto costoso in termini di disoccupazione ed emarginazione sociale di intere fasce di popolazione tagliate fuori da progresso tecnologico e concorrenza.
Come rendere dunque compatibili innovazione tecnologica e progresso sociale?
Due aspetti del processo di creazione di innovazione possono essere motori di benessere se tenuti in considerazione dai decision maker della politica.
In che modo l’innovazione può essere anche generatrice di bene comune e non solo fattore di concorrenza tra imprese private?
Il legame tra processo di creazione dell’innovazione e gestione del bene comune è legato a due aspetti:
- l’estensione del processo di generazione di un modello di business innovativo a metodo di generazione delle politiche pubbliche;
- l’allargamento del ventaglio di soluzioni che l’innovazione può determinare e mettere al servizio della politica per la soluzione di uno stesso problema.
Modello di business e metodo di public policy
Alla base di ogni business plan c’è un’idea innovativa generatrice di un modello di business. Ogni modello di business nella sua forma più basica si basa sulla risposta a tre domande fondamentali:
- A chi = in risposta a quale bisogno = con quale target di clientela?
- Cosa -= con quale offerta = offrendo quale vantaggio?
- Come =con che struttura aziendale = con quali risorse?
Si parte da un’esigenza concreta e sentita (identificazione del segmento di mercato), studia una soluzione (si definisce la propria offerta e proposta di valore) e si definisce il come si intenda procedere a creare tale offerta (con quale struttura produttiva, quali investimenti e necessarie risorse).
Una politica orientata allo studio dei bisogni concreti di segmenti o fasce di popolazione, impegnata a studiare soluzioni (sistema di offerta) e a capire come realisticamente generare le risorse e definire le strutture/gli strumenti necessari a garantire tale offerta, sarebbe dirompente ed innovativa, perché messa di fronte alla pressione della realtà sarebbe costretta a rompere gli schemi ideologici e concentrarsi sulle soluzioni razionalmente più efficaci. L’innovazione quindi che presti il suo metodo alla politica, potrebbe diventare fonte di benessere sociale anziché fattore di destabilizzazione.
Più innovazione = più scelta
Infine l’innovazione intesa come ricerca di soluzione può trasformare il processo politico da arte del possibile a arte dell’impensabile: essa può semplicemente attraverso il suo metodo di ricerca di soluzioni, test della loro efficacia di mercato e adattamento alle esigenze dei segmenti di domanda cui si rivolge, fornire alla politica un ventaglio molto più ampio di soluzioni concrete a problemi esistenti. Una società capace di generare soluzioni innovative mette i propri policy maker pubblici in condizioni di attingere ad una faretra carica di frecce ed uscire dagli schemi che spesso portano la politica su un binario morto.

