Mentre sono pieni gli scaffali di libri dedicati alla storia, alla filosofia ed alla mitologia della Grecia antica, scarseggiano decisamente volumi in italiano sulla storia della Grecia moderna.
Anche il nostro piccolo vicino orientale ha vissuto un appassionante risorgimento nazionale iniziato nel 1821 con la nascita di un primo nucleo di Stato nazionale greco sorto dalla lenta disgregazione dell’Impero Ottomano. Questo interessante libro degli storici Veremis e Koliopulos ci raccomnta la storia di questo Stato nazionale.
Dalla caduta dell’Impero Romano d’Oriente con la presa di Costantinopoli da parte dei Turchi nel 1453 dC, la cultura ed identità greche persero l’autonomia che fino ad allora aveva plasmato il Mondo classico fino alla fine dell’epopea di Roma. La Grecità è diventata per 400 anni parte integrante del multietnico Impero Ottomano conquistandosi un posto rilevante all’interno delle gerarchie imperiale ottomane ma pur sempre subordinato al dominante ceppo islamico e anatolico.
Il disgregarsi a partire dal 1800 dell’Impero Ottomano, anacronistica costruzione imperiale, a fronte delle più moderne ed aggressive potenze coloniali europee, diede modo ai movimenti irredentisti greci, sfruttando le ingerenze delle grandi potenze (in particolare Russia, Francia e Germania), di liberare dei pezzi di territorio sottraendoli alla sovranità ottomana, a partire dal 1821.
Dal libro emerge la storia di un Paese molto povero ed arretrato sebbene orgoglioso e conscio della propria identità. Un’identità quella greca costruita attorno alla lingua ed alla gloriosa tradizione storica gelosamente custodite dalla Chiesa Ortodossa durante i secoli dell’occupazione Ottomana. Un paese mai veramente libero ed indipendente ma, a causa della sua debolezza economica e tecnologica, sempre alla mercé delle grandi potenze europee interessate per ragioni strategiche a quella fetta di Mediterraneo sudorientale su cui giace la Grecia.
Il libro, nell’attraversare le varie fasi del “risorgimento greco” che vede la progressiva liberazione di fette sempre più consistenti di territorio, approfondisce il tema complesso dell’identità nazionale greca delle sue radici antiche, delle sue diverse sfumature e spesso delle idee di patria greca in netto contrasto tra di loro che i greci di varia stirpe ed estrazione hanno portato sulla scena nei decenni della rinascita nazionale.
L’appassionante carrellata di fatti raccontata dai due storici greci ci porta per mano dalla messa sul trono del primo re straniero, il filelleno Ottone di nazionalità bavarese, ai conflitti con la Turchia per la Calcidica e l’isola di Creta, alle tensioni con le nazioni balcaniche a nord dei confini Grecia fino alla questione macedone, ancora aperta ai giorni nostri, alla partecipazione della Grecia alle due guerre mondiali, alle lacerazioni della guerra civile che manterrà il Paese in uno stato di guerra fino al 1949, alla dittatura dei colonnelli a cavallo degli anni 6o e 70, fino alla faticosa ed incompleta modernizzazione accelerata dal processo di adesione all’Unione Europea.
Semplificando un po’, emergono dalla lettura di questo appassionante testo due costanti della storia moderna greca che in qualche modo sembrano quasi definire, nel bene e nel male, l’identità contemporanea di questo antico popolo mediterraneo; si tratta di due conflitti ricorrenti, due grandi contrasti della grecità moderna che emergono dall’appassionante carrellata di fatti raccontati:
Il primo contrasto ha a che vedere con la natura dell’identità nazionale greca. Il filone irredentista più tradizionale delle popolazioni che abitavano i territori dell’odierna Grecia continentale occupata dai Turchi e che si fondava su rivendicazioni di indipendenza da parte dele popolazioni di lingua greca e religione ortodossa dell’Impero si distingueva dal nazionalismo ispirato alla “grande idea” più popolare tra le dinamiche élite commerciali della diaspora ellenica sulla costa anatolica e sulle isole dell’Egeo Sud Orientale. La Megali Idea (Grande Idea) esprimeva la volontà di annettere sotto un unico grande Stato unitario tutti i territori abitati da popolazione di etnia greca , con Costantinopoli antica Capitale dell’impero Romano d’Oriente come Capitale del nuovo stato al posto di Atene.
L’Idea implicava il tentativo di estendere la sovranità greca recuperando alcuni dei territori perduti dell’Impero bizantino, in particolare quelli dell’Anatolia occidentale.
La grande idea uscirà perdente dalla storia e la Grecia nonostante vari tentativi non riuscirà mai a conquistare territori sulla piattaforma anatolica; saranno invece le popolazioni di lingua greca e religione ortodossa ad essere espulse dai Turchi a milioni per andare ad abitare il nascente Stato greco.
Altro tratto ricorrente della storia greca è il contrasto tra nazionalismo unitario liberale e modernizzatore di ispirazione occidentale e familismo clientelare arretrato e preindustriale ereditato dalle popolazioni greche sottomesse all’Impero Ottomano.
Due culture che nei decenni successivi alla nascita della Grecia moderna si sono anche in parte ritrovate sull’esigenza dell’indipendenza ma che hanno continuato a riprodurre i loro contrasti ideologici generando forti tensioni sociali lungo tutta a storia della Grecia moderna fino ai giorni nostri.
Interessante, il riferimento conclusivo degli autori alla politica economica di spesa pubblica irresponsabile portata avanti del PASOK (principale partito della sinistra greca) fin dall’inizio degli anni ’80, da interpretare come riflesso della cultura retrograda e familista connaturata ad una parte della popolazione della Grecia moderna. Una fetta di popolazione trasversale a tutte le famiglie politiche sensibile ad un messaggio genericamente rivendicativo e vittimista, vedeva lo stato greco fondato su principi occidentali e su un’economia di mercato, come un’entità oppressiva non in grado di rispondere alle esigenze delle fasce deboli ed emarginate della società. La spesa pubblica improduttiva ed assistenziale quindi diventa, a partire dagli anni ’80, un collante sociale di larga parte della società greca, ed allo stesso tempo causa di inflazione, scarsa competitività, bassa produttività e avversione alla cultura dell’impegno e del lavoro come fattori di emancipazione sociale.
Starebbe quindi in questa dissennata politica economica degli anni ’80, l’origine dei fenomeni populisti che nel pieno della crisi finanziaria del debito sovrano greco nel 2011 generò il grande consenso per il Governo di ultrasinistra del movimento Syritza capeggiato da Tsipras che trascinò il Paese ad uno scontro con l’Unione Europea e sull’orlo del default economico finanziario.

