Recensione a: J.D Vance, “Hillbilly Elegy” William Collins, London 2024, pp. 257

Introduzione al libro
Non è un libro su Trump
Il libro non è né una semplice biografia del giovane VP, né un’analisi sulle ragioni della vittoria di Trump. Certo contiene degli elementi dell’una e dell’altra cosa ma l’Elegia Hillbilly è soprattutto un viaggio crudo attraverso l’anima oscura lacerata e violenta dell’America profonda.
Un’America bianca, ma lontana anni luce dai bianchi liberal, sofisticati ed europeizzati della East e della West Coast. J.D nasce a Jackson Kentucky, la periferia sud e impoverita di un’area degli Stati Uniti a sua volta declassata a partire dagli anni ’90 dai venti della globalizzazione che hanno deindustrializzato pesantemente il Mid-West.
Il libro è infatti anche un viaggio attraverso il declino del Mid-west industriale americano (in particolare si parla della vita nella cittadina di Middletown Ohio) dove la famiglia di JD è emigrata dal Kentucky alla ricerca di una vita migliore, per poi essere travolta dalla crisi della grande industria manifatturiera.
J.D ci racconta la storia della sua famiglia hillbilly, un termine dispregiativo con cui si descrivono le persone che vivono nelle aree rurali del paese (il Kentucky nel suo caso), emigrata nel Midwest alla ricerca di standard di vita migliori, mai veramente integrata nella società bianca piccolo borghese dell’Ohio e rimasta a subire le conseguenze più gravi della deindustrializzazione che ha travolto il Midwest e desertificato quasi interamente città come Detroit.
La sconfitta del sogno americano: la scomparsa dei penultimi
I bianchi di J.D sono la working class dimenticata dalle Elite che hanno incentivato un’emigrazione di massa e tutelato le minoranze etniche e culturali arrivate negli ultimi decenni (gli ultimi) dimenticandosi completamente del nucleo storico etnicamente e culturalmente maggioritario nel Paese: il popolo che abita nella “fly over zone” (la parte del Paese che serve solo a volarci sopra per passare da una costa all’altra, come in modo incredibilmente snob usano dire i bianchi delle due coste) e che conserva l’anima e gli istinti più profondi dell’America (i penultimi).
Violenza domestica, sfilacciamento sociale, assenza di posti di lavoro stabili e ben pagati, una pioggia di sussidi governativi che vengono abusati e sperperati, abuso diffuso di alcool e droghe, infedeltà coniugale diventata regola sociale. Un disastro economico e sociale che si traduce in bancarotte familiari, matrimoni distrutti e giovani che hanno perso la speranza di vivere il Sogno americano.
Dice JD a proposito delle Elite che hanno dimenticato il Mid-West:
“Il Presidente Obama è arrivato in un momento in cui molti nella nostra comunità iniziavano a capire che la meritocrazia americana non era pensata per loro: è evidente a tutti noi che non stiamo facendo bene. Lo vediamo nella vita di tutti i giorni….Barack Obama colpisce al cuore le nostre insicurezze più profonde. È un buon padre e molti di noi non lo sono. Mette un vestito per andare a lavorare mentre noi ci mettiamo in tuta, posto che un lavoro ce l’abbiamo. Sua moglie ci spiega che non dovremmo somministrare ai nostri figli certi tipi di cibo. Noi per questo lo odiamo, non perché pensiamo che non abbia ragione, ma perché sappiamo che ce l’ha”.
Codici indiscutibili, scontati non negoziabili: la riserva della gloria dell’Impero
Tuttavia, questo è ancora un nucleo di America profonda che su poche fondamentali cose non ha dubbi: Dio e gli Stati Uniti di America (“these United States of America” scrive J.D.)
Tutta la sofferenza della sua infanzia e adolescenza non ha scalfito in lui la convinzione di vivere nel paese migliore e più grande del Mondo. La frustrazione della sua gente non scalfisce la fede in Dio e nel Paese, così come nella sua missione di libertà e civiltà.
Gli Hillbillies del Kentucky sono un grande bacino di reclutamento delle forze armate americane.
In queste terre dice J.D. nella prima guerra mondiale il reclutamento degli uomini abili avvenne interamente su base volontaria.
Questo è il nucleo violento e ferito che poi viene mandato in prima linea quando l’Impero ne ha bisogno: la riserva della gloria dell’Impero americano diciamo noi.
Questi codici semplici e primitivi (agli occhi dei bianchi liberal della East e West Coast) sono un punto di tenuta del Paese, insieme all’incredibile energia che generano questi drammatici contrasti interni all’economia più potente del Pianeta.
Leggendo il libro di Vance viene infatti da pensare che queste differenze radicali tra stati, etnie e culture vengano quasi scientemente alimentati per generare quella voglia (anche violenta) di rivalsa che contribuisce alla grande energia che gli USA sono ancora in grado di esprimere, specie se messi a confronto con le vecchie ed impigrite democrazie europee.
Da Hillbilly a Vicepresidente
La stessa storia di J.D. Vance è una storia della riscossa di un ragazzo cresciuto nelle peggiori condizioni famigliari e sociali possibili, che non aveva idea di come si compilasse un modulo per iscriversi all’Università, con pessimi voti a scuola ed un lavoro per sbarcare il lunario in un negozio di alimentari vicino casa, senza una figura paterna stabile e che forse proprio per questo decide di arruolarsi nei Marines dove in quattro anni diventa un uomo disciplinato e determinato. Un ragazzo che dopo l’esperienza dell’Iraq con lo Zio Sam, al suo rientro si conquista a morsi un posto all’Ohio State University facendo tre lavori per mantenersi agli studi.
Subisce in silenzio gli insulti dei giovani liberal di Chicago che parlavano dei Marines come fossero criminali di guerra, ed è troppo timido per spiegare loro gli sforzi di fraternizzazione e amicizia con le popolazioni locali che i Marines erano stati addestrati a fare sul campo. Poi viene accettato a Yale dove diventa avvocato, professione che gli consentirà di avvicinarsi alla politica.
Un ragazzo che a 31 anni quando scrive il libro ha già la maturità di dire che i problemi sono generati dalle persone e dalle stesse persone che li subiscono devono essere affrontati e risolti. Dare la colpa agli altri non serve, serve lottare con sé stessi per diventare migliori e imparare a navigare il caos: responsabilità personale e non rivalsa è la chiave di uscita dall’emarginazione. “Stop whining” (smettila di lamentarti) diceva sempre Mamaw, la nonna di JD che lo ha cresciuto tra Ohio e Kentucky e che da vecchia ormai malata dovette accettare l’umiliazione di ricevere da JD 300 dei 1300 Dollari della sua paga da Marine, per poter pagare l’affitto.
Questo a mio modo di vedere il messaggio di fondo del libro, il regalo che Vance ci lascia alla fine delle 257 pagine di appassionante lettura di questa elegia hillbilly.
Pensatela come volete sugli USA di Trump, ma noi tifiamo per tutti i J.D. d’America (e non solo) perché sono quelli che in silenzio, con sacrificio e determinazione dimostrano che il Sogno è ancora vivo e che per questa società occidentale libera e ricca di opportunità vale ancora la pena studiare, imparare, lavorare, fare fatica ed impegnarsi per migliorare stessi e per aiutare gli altri: fare la propria parte insomma per dare un senso a quello che siamo.
Per questo ci viene voglia di dire: “Go for it J.D! Make us proud!”.

