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Pierluigi Battista, “La nuova caccia all’ebreo”

Recensione a: Pierluigi Battista, “La nuova caccia all’ebreo” Liberi Libri, Macerata 2024, pp. 87

Recensione a: Pierluigi Battista, “La nuova caccia all’ebreo”

Introduzione al libro

La tesi di fondo di questo libro di Pierluigi Battista è che con il 7 ottobre, ancora prima che nelle settimane successive si manifestasse la guerra di rappresaglia di Israele contro Hamas nella Striscia di Gaza, sia finito un ordine morale internazionale che consentiva agli ebrei di difendersi di fronte ad attacchi violenti di natura palesemente antisemita, come conseguenza degli orrori subiti dal popolo ebraico durante l’Olocausto.

 

L’odio antisraeliano esploso anche in Occidente già a partire dall’8 ottobre ha rotto quel muro di etica e morale internazionale che era uno dei fondamenti su cui si basava il consenso tra le Nazioni alla base dello Stato d’Israele: fine ultimo del progetto nazionale ebraico, strumento di tutela e rifugio degli ebrei di tutto il Mondo, scudo protettivo dalla violenza antisemita.

Il libro di Battista è un concentrato di argomentazioni appassionate e lucide, mirate a smascherare l’antisemitismo contenuto nelle violente critiche allo Stato d’Israele per la condotta della guerra scatenata contro Hamas, dopo il barbaro attacco terroristico del 7 ottobre 2023.

Hamas = resistenza?

Battista inizia col mettere in evidenza l’ipocrisia dei movimenti di protesta occidentali che equiparano i deliberati attacchi ai civili israeliani da parte di Hamas ed Hezbollah alla resistenza francese o italiana durante l’occupazione nazista nella Seconda guerra mondiale.

La natura di questi soggetti islamisti è intrinsecamente dittatoriale e spietata con gli oppositori, soprattutto intrisa di fanatismo religioso ostile a qualsiasi forma di liberazione laica dell’individuo.

Israele è l’unica democrazia del Medio-Oriente che consente libertà di critica ed espressione e tutela i diritti delle donne e delle minoranze, come nessun paese nella regione e certamente non come i regimi islamisti di Hamas ed Hezbollah che reprimono al contrario con la violenza qualsiasi forma di devianza ideale, politica e sessuale.

Appare chiaro inoltre che nelle rivendicazioni dei 2 movimenti, così come del resto in quelle degli stati arabi che fino al 1973 (Guerra dello Yom Kippur) hanno cercato di sradicare Israele con la forza dal medio-oriente, la richiesta di creazione di uno stato palestinese che possa esistere e convivere pacificamente accanto a quello ebraico passa del tutto in secondo piano, rispetto all’intento, dichiarato senza infingimenti e con espressioni macabre, di sterminare gli ebrei e sradicare “l’entità sionista”.

Nessuna rivendicazione territoriale quindi e soprattutto nessun afflato liberatorio del popolo palestinese, ma al contrario la volontà di sradicare le libertà e i diritti creati da Israele e islamizzare il territorio.

Israele = Apartheid?

Una delle accuse rivolte allo Stato ebraico è quella di aver instaurato un regime di apartheid sul suo territorio che svantaggia emargina e sottomette la popolazione (sedicente) palestinese e araba della regione su cui esiste Israele. Mai accusa fu più facilmente smentibile dai fatti: in Israele vivono 2 milioni di arabi su una popolazione di 9 milioni che oltre ad essere esentati dall’obbligo del servizio militare, godono anche di pieni diritti civili e politici. Sono molteplici i casi di arabi in posizioni chiave delle istituzioni e della politica in Israele; innumerevoli anche i casi di ufficiali arabi dell’IDF (forze armate dello Stato ebraico) che, arruolatisi volontariamente, si sono distinti per le loro doti di comando e coraggio nella lotta contro gli islamisti.

Due pesi e due misure

Ad ampio spettro le argomentazioni di Battista contro le violente accuse ad Israele che arrivano addirittura a parlare di genocidio dei palestinesi.

Oltre a sottolineare la perfidia manipolatoria di chi accusa gli ebrei dello stesso crimine che loro stessi hanno subito nella Seconda guerra mondiale, sterminati in un genocidio perpetrato dai Nazisti, Battista struttura il suo pensiero su due argomentazioni di fondo:

  1. dove erano questi movimenti di piazza e questi regimi autoritari e falliti (come il Sud Africa) che accusano oggi Israele di genocidio, quando discriminazioni violente o stermini di massa anche a danno di popoli arabi e musulmani si manifestavano sotto gli occhi dell’opinione pubblica internazionale? La minoranza turcofona degli Uiguri in Cina, i 350.000 morti per mano del regime arabo di Assad in Siria, i crimini di guerra della Russia in Ucraina;
  2. certo Israele nel combattere i suoi nemici e soprattutto Hamas a Gaza uccide anche dei civili esattamente come accadde agli Alleati durante la Seconda Guerra Mondiale che uccisero molti più civili tedeschi di quanto i tedeschi avessero ucciso civili britannici o americani, ma si tratta di danni collaterali di una guerra che viene condotta mirando ad eliminare Hamas e a disarticolarne l’organizzazione. Inoltre, Israele si trova a combattere in una delle zone più densamente popolate al Mondo contro un nemico che tende a massimizzare le morti della popolazione palestinese che dovrebbe difendere, usandola come scudo umano. Questo senza contare gli sforzi di comunicazione e tecnologici che Israele compie per minimizzare i danni ai civili, avvertendoli preventivamente degli attacchi e preoccupandosi di far giungere aiuti umanitari nella Striscia: caso unico di un esercito che in guerra si preoccupa di nutrire la popolazione in cui si trincera il nemico che sta combattendo.

Un po’ di analisi storica

Il libro è inoltre ricco di riferimenti storici che tendono a sfatare le teorie imperialiste, colonialiste e razziste che informerebbero la politica di sottomissione degli arabi da parte di Israele, secondo i suoi più acerrimi nemici.

Più volte dice Battista gli arabi hanno rifiutato le offerte territoriali per la creazione di uno Stato palestinese; prima nel 1948 quando rifiutarono la partizione decisa dall’ONU, poi a più riprese con Arafat, l’ultima volta nel 2005, in cui il governo laburista di Barack acconsentì (sostanzialmente) a tutte le richieste dell’OLP, ricevendo come risposta uno sdegnoso rifiuto seguito da una ripresa degli attacchi terroristici ai civili israeliani.

Infine, la concessione di una totale autonomia a Gaza, da cui Israele si ritirò completamente nel 2005, sradicando tutti i cittadini residenti nella striscia e concedendo totale autonomia ai palestinesi: risultato, la trasformazione della Striscia in una roccaforte avanzata del terrorismo di Hamas ai danni di Israele.

Articolata anche la critica di Battista al concetto di “diritto al ritorno” dei profughi palestinesi, impossibile da realizzare, tenendo conto che le persone costrette a lasciare le proprie abitazioni (solo in parte su richiesta di Israele, ma in gran parte sollecitate dagli stati arabi attaccanti, sicuri della vittoria) ) furono nel 1948 circa 700.000 e i profughi attuali discendenti di quelli di allora sono più di 5.000.000, numeri insostenibili per il piccolo Stato ebraico.

Contestato anche il concetto di “territori occupati” con riferimento alla cosiddetta West Bank (i territori di Giudea e Samaria), legittimamente conquistati da Israele come risultato della guerra difensiva del 1967 ai danni di Siria e Giordania e non di un fantomatico Stato palestinese, mai esistito sulle carte geografiche e nella realtà per volontà delle stesse leadership arabe.

 

Un prezioso vademecum questo di Pierluigi Battista alla difesa dello Stato ebraico e dei valori occidentali che incarna, ed un utile promemoria per non perdere di vista la verità ed il lume della ragione, cadute vittime della rabbiosa propaganda antisraeliana, specie a partire dall’8 ottobre 2023.

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