Secondo il World Economic Forum la Svizzera insieme a Svezia, Finlandia, Olanda e Nuova Zelanda figura tra i Paesi con economie digitali avanzate e robuste reti di sicurezza sociale che al meglio hanno affrontato e gestito dal punto di vista economico, la crisi pandemica.
Visto da dentro il sistema sociale ed economico svizzero ha certamente subito un forte contraccolpo ma le previsioni di riduzione del PIL per il 2020 si limitano ad un – 3,5% con un tasso di disoccupazione previsto al massimo intorno al 4%, senza che siano state introdotte misure di inibizione dei licenziamenti.
Numeri ben lontani da quelli dei grandi paesi europei confinanti o degli Stati Uniti.
Può la Svizzera costituire un esempio nella gestione delle crisi ed in particolare dell’attuale crisi in corso? Dove sta il segreto della sua proverbiale stabilità anche nelle onde di un mare così in tempesta?
Certamente la classe dirigente del Paese ha uno stile caratterizzato da un ragionevole pragmatismo, privo di eccessi emotivi. Uno sguardo disincantato della realtà, combinato ad un diffuso basso profilo della classe politica producono decisioni efficaci e di facile comprensione per la popolazione.
Nella pandemia l’approccio svizzero, sebbene non privo di sottovalutazioni ed errori di percorso, ha prodotto poche e proporzionate decisioni caratterizzate da un mix di raccomandazioni di fondo e poche restrizioni vincolanti.
Nei limiti del possibile si è cercato di trovare un equilibrio tra interessi economici e sanitari, consapevoli che la salute pubblica non è indifferente alla capacità dell’economia di continuare a generare reddito anche in situazioni di emergenza. In particolare sono state individuate poche priorità economiche strategiche che consentissero di non deprimere eccessivamente consumi e investimenti.
Liquidità e posti di lavoro sono state le priorità a breve ma anche massicci interventi della cassa integrazione per abbattere il costo del lavoro delle imprese: le uniche in grado di generare posti d lavoro duraturi.
In un Paese che ama lavorare non è mai stato vietato tassativamente ai cittadini di recarsi in azienda ma sono stati invitati a farlo solo se strettamente necessario.
La Camera di Commercio Italiana in Svizzera con sede a Zurigo, Ginevra e Lugano ha certamente subito duri contraccolpi legati alla crisi pandemica ed agli effetti sulla clientela italiana, ma anche goduto della solidità degli interventi dello Stato svizzero a sostegno delle imprese.
Tuttavia questi interventi, seppure indispensabili non spiegano del tutto la capacità di resistenza del sistema Svizzera alla crisi. A nostro modo di vedere la chiave sta nell’approccio ai problemi tipico del Paese e nella sua forte etica del lavoro.
La mentalità del Paese ispirata al pragmatismo e ad un sistema fortemente liberale forgiato da una mentalità di mercato e poco assistenziale ci ha spinto a fermarci il meno possibile ed a ripartire velocemente con servizi compatibili con la situazione, mutando velocemente la nostra strategia.
Incredibile flessibilità e capacità di adattamento ha mostrato per esempio la distribuzione alimentare del Paese capace in molti casi di spostare rapidamente il focus dal bacino di clientela della ristorazione, inesorabilmente colpita dalle chiusure legate alla pandemia, alla clientela privata con nuove tecniche web marketing e la ricerca di nuove soluzioni logistiche.
Le scoperte positive che il mercato in veloce evoluzione ci ha riservato come Camera di Commercio Italiana all’estero, sono state molte:
- la realizzazione di incontri b2b digitali a distanza tra importatori svizzeri ed esportatori italiani che hanno visto viaggiare i prodotti e non le persone, si sono moltiplicati generando due effetti virtuosi: un aumento esponenziale dell’efficacia e della qualità del servizio ed un abbattimento dei costi operativi per la Camera che ha aumentato la propria redditività sebbene su un volume di servizi venduti inferiore allo scorso anno;
- i rapporti con la grande distribuzione svizzera si sono intensificati grazie alla chiusura delle fiere internazionale che hanno spinto la distribuzione svizzera a cercare nuovi canali di contatto con i fornitori italiani, tra i quali la Camera. Mai in altri anni sarebbe stato possibile organizzare in poche settimane due giornate di incontri tra 2 senior buyer di due delle maggiori catene della GDO svizzera e più di 40 fornitori provenienti da tutta Italia come è avvenuto a Bologna il 30 settembre 2020;
- dalle crescenti difficoltà di mercato sono sorte opportunità di erogare servizi legate all’accresciuta domanda di sostegno delle nostre aziende disorientate.
Questi ed altri elementi ci hanno spinto a non fermarci, trovare soluzioni, mantenere la concentrazione dei nostri collaboratori sulle sfide che la situazione contingente ci poneva. Consapevolmente non abbiamo voluto lasciare nessun collaboratore solo a casa in preda alle ansie che la situazione generava giorno per giorno.
Di questo approccio ragionevole e pragmatico, prima ancora che delle pur immediate ed indispensabili misure di emergenza, ha beneficiato la nostra organizzazione come tante aziende svizzere ed estere che operano su questo mercato consentendo all’economia svizzera di attutire il colpo sferrato dalla crisi pandemica.
Zurigo, 23.12.2020

