Intervista a Fabrizio Macrì, Direttore della Camera di commercio italiana in Svizzera (CCIS) da quasi un decennio. Con lui parliamo di Svizzera, Italia, le relazioni tra i due paesi e gli obiettivi della CCIS.
Fabrizio Macrì, sono ormai 14 anni che vive e lavora in Svizzera, difendendo i colori della CCIS. Si sente un po’ svizzero nel frattempo, e se sì in cosa?
Cosa apprezza degli svizzeri e quale caratteristica invece non ama particolarmente?
Quali sono gli obiettivi principali della CCIS in Svizzera, e quali le pietre miliari nell’ultimo decennio?
Come ritiene venga percepita l’Italia in Svizzera, per quali suoi aspetti è apprezzata?
The True Italian Taste, il vero gusto italiano, è un progetto che ha preso piede anche in Svizzera. Di cosa si tratta e quale è l’obiettivo dietro il progetto?
Target del progetto sono i consumatori svizzeri e la loro sensibilizzazione per invitarli a scegliere il prodotto giusto quando si decide di mangiare italiano. Il progetto parte dalla constatazione che nel Mondo il volume di fatturato del “finto italiano” (Italian sounding) vale il doppio dell’export effettivo di prodotti autenticamente italiani. Le ragioni sono molteplici: nei paesi ricchi come la Svizzera non è certo la volontà di risparmiare che porta ad acquistare e consumare prodotti non autenticamente italiani ma spesso la mancanza di un’informazione adeguata e di campagne di marketing efficaci. Il True Italian Taste cerca di colmare questa lacuna
In un’intervista ha affermato che l’Italia deve assomigliare di più a paesi che funzionano meglio di lei. Quali sono a suo avviso, i principali cantieri politici e istituzionali che l’Italia è chiamata ad affrontare? Come hanno vissuto la crisi del COVID le imprese italiane?
Imparare dagli altri per migliorarsi e non volersi imporre sugli altri Paesi: questo secondo me è lo spirito giusto con cui vivere l’internazionalizzazione. L’Italia, nonostante sappia primeggiare in tanti settori e possa quindi in alcuni ambiti essere di esempio agli altri, ha ancora tanto da imparare dalla Svizzera e da altri suoi Paesi partner e competitor. Dal mio punto di osservazione bisogna concentrare gli sforzi e le risorse su poche priorità. Una è senz’altro la difesa ed il rilancio della capacità produttiva del Paese. Rispondere alle difficoltà che incontra la parte più dinamica ed intraprendente del Paese per evitare che si stanchi e migri altrove. Per far ripartire la macchina bisogna iniziare subito ad aggiustarne il motore: gli altri pezzi verranno dopo. Fare meglio quello che sappiamo fare bene, costruire reddito e futuro sul rafforzamento delle competenze, e sugl’investimenti strategici nelle imprese per renderle più competitive. L’Italia è un grande paese manifatturiero ma è evidente che non basta. Credo che lavorare su questo debba essere una priorità perché da questo dipende la capacità di creare le risorse che servono a soddisfare anche gli altri bisogni della società.

